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Charlie Hebdo: Re(si)stiamo umani 🇫🇷

Mi piace dedicare questo piccolo spazio sul Web alla condivisione di notizie e problematiche generali  di natura politica, economica, ambientale e culturale legate all’Italia o ad altri paesi del mondo, non penso tuttavia di avere una conoscenza dei fatti tale da potermi elevare a giornalista o anche a semplice blogger di attualità, perciò quello che seguirà è un piccolo pensiero che dedico alle vittime dell’attentato del 7 Gennaio 2015 in Francia, presso la redazione di Charlie Hebdo. Un articolo un po’ diverso, direi un’eccezione che mi sono concessa, dove voglio riflettere su questo tragico fatto e, perché no, invitare anche voi lettori a lasciare un vostro punto di vista in merito.

L’attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo  è un evento significativo, non dissimile dal resto degli attacchi terroristici commessi da decenni a questa parte in qualsiasi altro angolo del pianeta. Tuttavia, non si può nascondere che, nel momento in cui qualcosa ti colpisce così da vicino tutto assume un’altra dimensione.

Quelle immagini da sempre trasmesse al telegiornale ora diventano reali, concrete. Sembra che una lente d’ingrandimento abbia ingigantito in un attimo il dolore, la percezione della realtà, la vicinanza alle vittime e ai cittadini del paese colpito dall’attacco. In questi giorni ho seguito a sprazzi trasmissioni in cui si è discusso ampiamente dell’accaduto mettendo in tavola questioni scottanti e sorprendentemente  “attuali” come “la liberta d’espressione”. Dico sorprendentemente perché è solo di fronte a queste tragedie che mi rendo conto del valore di un diritto fondamentale quale la libertà d’espressione; se dovessi definirlo in termini matematici direi che è un assioma, un postulato, qualcosa che è dato per vero così come è, non c’è bisogno di giustificarne il perché e il per come , esiste e deve esistere. Tuttavia è in questi frangenti che capisco di aver dato per scontato qualcosa che per altre nazioni è ancora inarrivabile e allora mi rendo conto di quanto sono fortunata, anche solo di poter scrivere ora, qui un articolo, un pensiero a tutto il mondo, sì perché Internet alla fine è una rete globale, non la riesci neanche a figurare nella mente la potenza e la grandezza di questo mezzo di comunicazione.

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Credits: Keno Photography

La puntata di Sabato di “Che tempo che fa” (10/01/15) condotta da Fabio Fazio su Rai 3, mi ha dato diversi spunti su cui riflettere. Il tema focale della trasmissione è stato il fanatismo. Massimo Gramellini, giornalista e autore di diversi libri, ha saputo analizzare la questione con chiarezza espositiva e pungente sarcasmo, alternando citazioni e pensieri da cui poi ha tratto la sua interpretazione personale. Pur non seguendolo da molto e conoscendolo solo grandi linee mi sono trovata a concordare molti suoi punti di vista e ad ammirare la sua capacità di presentare la verità senza scadere nel moralismo o nel pessimismo, la sua abilità nel trovare la chiave o meglio le chiavi della questione senza dilungarsi in inutili e arzigogolati discorsi. Ora più che mai serve fare chiarezza specialmente di fronte ad un caso di portata internazionale come questo.

Tuttavia mi sento di dissentire dalla citazione con cui il giornalista ha deciso di concludere la puntata, un messaggio che racchiude uno dei punti cardine a cui ruota attorno il dibattito odierno.

“Io non sono Charlie, io sono Ahmed il poliziotto ucciso. Charlie ridicolizzava la mia fede e la mia cultura ma io sono morto per il suo diritto a farlo.”

Dyab Abou Jahjah

Io credo che la libertà d’espressione, come già detto, diritto inviolabile e fondamentale dell’uomo, non debba scadere nell’insulto e nella ridicolizzazione di una persona, della sua fede o della sua etnia. Nel momento in cui il dibattito diventa arrogante e irrispettosa invettiva ecco che non si parla più di libertà d’espressione come diritto ma come giustificazione a qualsiasi violenza verbale. E’ bene mantenere un senso della misura e soppesare le parole che si pronunciano.

La satira, tuttavia è un genere letterario (esistente sin dall’antica Roma) che presuppone l’esagerazione nei concetti e nell’espressioni verbali, l’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo è stata un’azione disumana e ancora più irresponsabile delle dissacranti vignette contro cui si sono scagliati i terroristi.

Cosa pensare allora davanti a tutto ciò?

La libertà d’espressione è una prerogativa di ciascun uomo. Purtroppo non tutti coloro che hanno la fortuna di aver riconosciuto tale diritto ne fanno sempre un uso giusto e consapevole. Nel momento in cui si ritiene un’espressione immorale, incivile, oltraggiosa o semplicemente non condivisibile, vi sono tre modi per agire e reagire alla provocazione: ignorandola , rispondendo all’interlocutore/i con proprie opinioni o contro argomentazioni, o ricorrendo a vie legali. In ogni caso nulla può considerarsi motivo per uccidere un uomo.

In conclusione

Non importa che tu sia musulmano, cristiano, ateo, induista, occidentale, orientale, europeo, non europeo, il rispetto per il diverso è la chiave di tutto, ciò che può far costruire qualcosa di concreto, ciò che può far andare avanti.

A rileggerle sembrano quelle solite frasi dette e stradette, quelle parole a vanvera ormai usurate dal tempo e dalla miriade di persone che le ha ripetute a volte con coscienza altre volte per convenzione, eppure vi sfido a dare un’occhiata a queste immagini e a non trovarne una concreta realizzazione.

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Credits: Yves Tennevin

Re(si)stiamo umani

2 milioni di cittadini francesi scesi in piazza a Parigi: la forza di volontà di andare avanti, di dimostrare che l’ unione in quanto popolo, in quanto UOMINI, è più forte della paura di offrirsi nuovamente a palcoscenico della furia omicida terrorista; i leader politici europei e non europei stretti l’uno con l’altro a dimostrare il loro sostegno e la loro vicinanza al paese vittima dell’attentato.

Non serve fare utopici sogni di uguaglianza e fraternità tra i popoli, bisogna partire dai piccoli mezzi a nostra disposizione, cercare la luce in fondo al tunnel  rincorrendo quei flebili bagliori di speranza che ci offrono occasioni come queste, occasioni che non dovrebbero presentarsi solo a seguito di spargimenti di sangue.

Non voglio commentare l’accaduto, che già di per sé si commenta da solo, bensì tirar fuori da questa tragedia qualcosa di positivo: prendere atto della verità, dell’accaduto per andare avanti e trovare una soluzione. Una soluzione! E’ questo che serve. O meglio la mentalità giusta, quella che oggi ho riscontrato, quella che oggi mi ha fatto commuovere, quella che oggi mi ha toccato nel profondo.

Bisogna passare dagli ideologismi alle IDEE, vere, concrete, proprie, senza sentirsi in dovere di inanellarsi in qualche categoria di pensiero. L’importante è fare, anzi fare bene, del bene.

 

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