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vita da expat

Da Expat a Insider: tutto il mondo è il mio paese

La parola expat non mi è proprio mai piaciuta, il suo suffisso latineggiante ex risuona male nel mio immaginario, anche solo pronunciandola ad alta voce mi sembra di escludere a priori una possibile integrazione della persona in questione nel paese estero che lo accoglie.

Il povero ex-patriato me lo immagino già, valigia piena di tonno in scatola e formaggi che si ritrova con altri suoi simili al tavolo di un ristorante a rimembrare quanto erano belli i tempi ancor in cui la pizza costava poco, il tempo era sempre bello e con i suoi amici storici si faceva tante risate.

Ora si trova al di fuori della sua terra natia, è ex-terno alla sua patria e la nostalgia è talmente grande da impedirgli di sorridere anche durante un bel momento della giornata.

Ma aspettate…sapete una cosa? Lo riconosco quel viso insoddisfatto e triste, mi sembra di cogliere alcune somiglianze, quelle emozioni mi sembra di averle sentite anch’io, è facile immedesimarsi…

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Lo ammetto. Sono io, o meglio, sono stata io l’expat per molti anni, più precisamente per 5. Da quando ho messo piede in Austria lo sono diventata, ma non scappavo mica da Roma, volevo rimanere solo due mesi a Salisburgo, giusto il tempo di schiarirmi le idee sul mio prossimo passo dopo la laurea triennale. Ma poi un innamoramento, il senso di avventura, l’obiettivo di non dargliela vinta a quella lingua così ostile ed eccomi qua in Austria, dal 2015.

L’euforia iniziale

La fase iniziale ce l’ho impressa nella mente. L’euforia di essere indipendente, responsabile al cento per cento del mio destino, la gioia nel ritrovare quell’ambiente che tanto avevo immaginato quando studiavo la lingua, quelle case color pastello con gli inserti in legno e i disegni floreali sulle pareti, i vestiti tradizionali sembravano usciti da qualche epoca lontana, la natura tutt’intorno, i castelli principeschi e i fiori, i bretzel, i cavalli con le carrozze e quelle casette, l’ho detto che le adoravo?

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La nostalgia e le difficoltà

Ma poi, ricordo, ho iniziato a fare i conti con un sentimento contrastante, la nostalgia. Perché un pezzo di cuore l’avevo lasciato in Italia, con la mia famiglia ed era proprio quello a chiamarmi a sé. E intanto studiavo, facevo la mia magistrale a Vienna, e nel frattempo un’andirivieni Vienna-Salisburgo, mi impediva da una parte di mettere le radici in un luogo preciso e mi sentivo come un pendolo che oscillava, un po’ qui un po’ lí e non mi accorgevo, nel frattempo, che le esperienze belle o brutte che stavo facendo si stavano sedimentando in me, ed erano talmente forti da accelerare la mia crescita, mi impedivano di cadere in quell’amabile cuscinetto che tanti chiamano comfort zone, non potevo abbassare la guardia perché ero da sola in quel paese, stavo imparando le dinamiche comportamentali, non le capivo a volte e si generavano così dei fraintendimenti, a volte pensavo io stessa male della gente, non mi sentivo accolta ma, qualcosa, forse il mio orgoglio, forse il mio senso di sfida, non mi lasciava abbandonare la partita. E oggi lo posso dire a gran voce, sono contenta di non averlo fatto.

Da expat a insider: la fase finale

Ho vinto, sono arrivata all’ultima fase, adesso sono cittadina del mondo e l’ho abbracciata questa cultura. Vienna é la mia seconda casa e ci tengo a lei. Non me la toccate eh, ora é mia. Eh già, ho vinto la battaglia, mi sento di averla conquistata, cammino per le sue strade, in ognuna ho un ricordo, un pensiero che ho interiorizzato quando mi faceva compagnia ed ero sola, solo io e lei. E mi mostrava qualche angolino nascosto per rendermi felice e si lasciava fotografare. Lei ha conquistato anche la mia famiglia e quando viene qui, quante tradizioni e rituali abbiamo creato. I cibi e ristoranti internazionali, i festival musicali d’estate, il Museum Quartier che cambia volto costantemente con sempre nuove installazioni artistiche, il kebab dei quartieri turchi, i murales colorati, i parchi immensi e il verde ovunque, ora non posso stare senza la natura e le stagioni che la trasformano o i vigneti ad un passo dall’asfalto della città dove immergersi quando si vuole…

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Conclusione

Sono un italiano buongiorno, buonasera, giro per il mondo esporto primavera così scrive Jovanotti nella sua canzone e viaggiando e vivendo fuori dall’Italia, me ne convinco ogni giorno di più. Ogni volta che alla domanda “da dove vieni” rispondo “sono italiana”, vedo quello stesso sorriso in ciascuno dei miei interlocutori, che con gli occhi che ancora brillano sospira “wow, che bello”. In quegli occhi posso vederli i loro ricordi e la bellezza che nei loro brevi o ripetuti viaggi in Italia hanno immagazzinato con cura nel proprio animo. Non mi stancherò mai di dirlo amiamo la nostra patria ed abbracciamo la diversità culturale, é bello avere la propria casa, ma ancor più bello é averne una seconda o una terza.

 

 

 

 

 

 

 

 

18 commenti

  • Sara

    Complimenti, che bel racconto e che bella esperienza. Io ho vissuto per due anni in Venezuela e capisco la nostalgia che si prova a stare così lontano in un paese diverso dal nostro.
    Poi infatti, per tanti motivi sono tornata in Italia, ma il Venezuela occuperà sempre un posticino nel mio cuore!

     
  • Elena

    Che belle parole che hai scritto in questo tuo articolo. Capisco perfettamente il tuo stato d’animo, la nostalgia e il sentirsi a casa in un’altra terra. Ho vissuto a Tenerife per quasi un anno e, anche se non è molto, ho provato anche io queste sensazioni. Mi sono sentita a casa ma con tanta nostalgia verso la mia famiglia e la mia patria.

     
    • Laura Serrentino

      È vero non conta il tempo che si sta fuori sono contenta di aver trasmesso quelle sensazioni che un po‘ tutti noi cittadini del mondo condividiamo ☺️

       
    • Laura Serrentino

      Sono felicissima di aver trasmesso così chiaramente il messaggio che è poi anche la filosofia che accompagna il mio blog 😊

       
  • Raffaella

    Cara collega insider, che bella riflessione che hai fatto! Vivo ormai da 12 anni in Andalusia e nell’ultimo anno ho passato diversi mesi in Italia. Non so ancora bene dove vivrò tra uno o due anni. Posso però orgogliosamente dire che l’Italia è la mia prima casa e l’Andalusia la mia seconda, mai ho avuto la sensazione che l’una dovesse togliere qualcosa all’altra. Solo una volta trovato questo equilibrio mi sono sentita anch’io cittadina del mondo. Per questo adesso sto progettando una terza casa!

     
    • Laura Serrentino

      Che bellezza leggere anche di altre esperienze che testimoniano le mie sensazioni, é un bellissimo equilibrio da mantenere e anche una terza o quarta città potrà diventare un altro posto che chiamerai casa 😊

       
  • ANTONELLA MAIOCCHI

    Molto bello il tuo post e molto bello soprattutto il tuo messaggio. Mai come ora abbiamo bisogno di superare le barriere e sentirci cittadini del mondo senza pregiudizi e senza paure. D’altra parte mai come ora il nostro Paese e la nostra identità hanno bisogno di essere valorizzati ai nostri stessi occhi. Quindi ben venga il tuo orgoglio italiano da cittadina d’Europa!

     
  • Nadia

    E’ bella quella sensazione che provi quando ti senti a casa in un posto diverso. Quando inizi a mettere nuove radici, a creare un bagaglio di ricordi speciale in un altro paese. E’ il punto di partenza per sentirsi davvero cittadini del mondo.

     
  • Moira e Raffaella

    Non siamo expat .. ma entrambe ci siamo trasferite dalle nostre regioni d’origine per una regione che non conoscevamo per nulla e all’inizio è stato come dici tu: euforia, felicità, indipendenza… poi poco alla volta si inizia ad assorbire cultura, dialetti, usanze, tradizioni locali e allora ci si sente cittadine del mondo!

     
  • Annalisa Trevaligie-Travelblog

    Che belle parola che hai usato per concludere questo articolo. Eè verissimo. Quando all’estero hanno un italiano davanti, negli occhi vedi anche una punta di invidia. Abitiamo nel paese più ricco del mondo, in fatto di storia, cultura e gastronomia. Non maltrattiamolo.

     
  • valeria polverino

    Anche io non sono molto favorevole all’uso del termine expat, ma mia mente immagina subito una persona che vive all’estero senza essersi integrata. Preferisco pensare a una persona di nazionalità italiana ma residente all’estero, ecco, così suona già meglio 😉

     

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